
Il 25 maggio l’Adèsso Hotel di Roma ha ospitato una tavola rotonda sul destino dei terminal dedicati all’intermobilità, un incontro promosso da FlixBus Italia dal titolo “Verso un Piano Nazionale delle Autostazioni”. Al centro della discussione è emersa la necessità di ammodernamento e coordinamento di una rete che deve servire sia la mobilità quotidiana sia quella legata ai flussi turistici.
L’appuntamento romano ha riunito Nicola Biscotti, presidente di ANAV, Cesare Neglia, presidente FlixBus Italia, l’onorevole Andrea Casu, vice presidente della IX Commissione Trasporti della Camera, Paolo Jori, direttore generale per la Sicurezza Stradale – Divisione 6 Autotrasporto Persone del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Marco Marmotti, dell’ufficio regolazione economica dei servizi di mobilità dell’ART, Giada Maio in rappresentanza di ANCI e l’avvocato Ivana Russo per l’Unione Nazionale Consumatori. Dopo la sessione di approfondimento e confronto, i lavori si sono conclusi con una visita guidata presso l’autostazione TIBUS.
Colmare il deficit di infrastrutture
Proprio partendo dalla necessità di una visione strategica nazionale, l’analisi si è concentrata innanzitutto sull’entità del divario infrastrutturale da colmare. A tal proposito, Nicola Biscotti ha evidenziato come l’Italia stia affrontando un ritardo rispetto agli standard europei, stimando la necessità di almeno trenta nuove autostazioni. Secondo il presidente di ANAV, occorrerebbe un investimento di circa 300 milioni di euro per permettere un reale passaggio dal mezzo privato a quello collettivo, prendendo a riferimento modelli funzionali come quello dell’autostazione romana. L’associazione propone inoltre un percorso legislativo specifico a favore dell’intermobilità, al fine di integrare meglio il trasporto pubblico locale (TPL) con i servizi a lunga percorrenza.
Intermobilità e standard minimi di accoglienza
Oltre agli investimenti strutturali, emerge con forza anche l’esigenza di migliorare l’esperienza dei passeggeri all’interno di questi spazi condivisi. Cesare Neglia si è infatti soffermato sulle carenze che condizionano l’esperienza del viaggiatore, citando l’assenza di protezioni adeguate come le tettoie in molti punti di fermata. La proposta di FlixBus prevede, in particolare, l’istituzione di un obbligo per i centri urbani di determinate dimensione, come ad esempio quelli con oltre cinquantamila abitanti, di dotarsi di un’unica stazione centrale, evitando aree troppo periferiche per tutelare la sicurezza di chi viaggia, specialmente nelle ore notturne. L’obiettivo è trasformare semplici fermate in nodi di intermobilità sicuri e accessibili.
Inquadramento normativo e pianificazione unitaria
Questa trasformazione dei nodi richiede, al contempo, un inquadramento che inserisca le autostazioni in un piano di mobilità più ampio e unitario. In merito, l’onorevole Andrea Casu ha richiamato l’attenzione sul fatto che il tema delle autostazioni fatichi a trovare spazio nei documenti ufficiali di programmazione. Alla luce di questo, è fondamentale che stazioni ferroviarie e terminal bus non siano considerati mondi separati, bensì componenti di un unico disegno infrastrutturale volto a incentivare l’uso dei mezzi pubblici. Una visione d’insieme permetterebbe infatti di superare l’attuale compartimentazione tra lo spostamento delle persone e quello delle merci.
Regolazione e trasparenza informativa
Se la pianificazione unitaria è il traguardo, la definizione di regole certe e la trasparenza informativa ne rappresentano gli strumenti operativi indispensabili. Marco Marmotti ha sottolineato come la mancanza di una definizione giuridica univoca di cosa sia un’autostazione complichi l’attività di vigilanza e regolazione. A proposito, l’ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) punta a ridurre il divario con l’Europa lavorando sulla gestione dei flussi pedonali e sulla qualità dei dati. In particolare, si avverte il bisogno di passare da informazioni statiche a dati in tempo reale, garantendo la collaborazione tra gestori e vettori per ridurre i disagi in caso di ritardi.
Sicurezza e gestione operativa degli hub
Accanto alla precisione delle informazioni, la gestione degli hub non può prescindere da un altro pilastro fondamentale: la tutela dell’incolumità fisica dei cittadini. Paolo Jori ha posto particolare accento sulla dimensione della tutela dei passeggeri, suggerendo l’introduzione di presidi fissi che includano non solo la vigilanza ma anche l’assistenza sanitaria negli hub di maggiore rilevanza. Emerge la volontà di lavorare su regolamenti che impongano standard minimi di illuminazione e decorosità urbana, oltre alla figura di un responsabile della sicurezza per ogni impianto. L’idea è quella di trasformare questi luoghi in spazi civili e funzionali.
Riqualificazione urbana e sostenibilità sociale
La sicurezza e il decoro delle stazioni non esauriscono però il loro ruolo, poiché queste infrastrutture hanno un impatto profondo anche sulla rigenerazione del tessuto urbano circostante. Giada Maio ha collegato il tema delle infrastrutture alla vita delle comunità locali, spiegando come la presenza umana e la cura degli spazi comuni servano a contrastare il degrado urbano. Per l’ANCI, le autostazioni devono diventare laboratori di sostenibilità, dotandosi di colonnine per la ricarica elettrica e di altre soluzioni per migliorare la qualità dell’aria, mitigare l’impatto climatico e alleviare i disagi delle isole di calore. Anche in questa cornice, il potenziamento delle figure di coordinamento potrebbe favorire una gestione più fluida di questi spazi.
Inclusione e diritti dei passeggeri
In tale scenario di riqualificazione urbana, che guarda al benessere della collettività, assume infine una rilevanza centrale il tema della protezione del singolo individuo, con particolare attenzione alle categorie più vulnerabili. Un concetto che è stato ripreso anche dall’avvocato Ivana Russo, la quale ha riportato l’attenzione sulle necessità dei passeggeri con fragilità o con difficoltà digitali, che rischiano di sentirsi smarriti di fronte a informazioni frammentarie. La tutela dei consumatori, nello specifico, passa attraverso la creazione di terminal e autostazioni che siano accessibili sotto ogni punto di vista, abbattendo le barriere materiali e offrendo un supporto concreto in ogni fase del viaggio. Garantire che i diritti dei passeggeri siano chiaramente visibili e rispettati è, secondo Russo, un elemento di civiltà imprescindibile per la modernizzazione dell’intero comparto.
Il modello dell’autostazione TIBUS
Un focus specifico è stato dedicato alla rilevanza dell’autostazione TIBUS, consolidato snodo della Capitale che gestisce un flusso annuo superiore ai 9 milioni di passeggeri. Durante l’incontro, l’infrastruttura è stata indicata come un modello di riferimento per la sua capacità di integrare efficacemente i collegamenti a lunga percorrenza, sia nazionali che internazionali, con il sistema della mobilità urbana,. L’evento si è concluso con un sopralluogo tecnico presso l’autostazione, un’occasione che ha permesso ai partecipanti di esaminare da vicino le dinamiche operative e valutare le concrete opportunità di potenziamento e sviluppo futuro del sito.
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